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| Fotovoltaico organico, a Roma parte la fase pre-industriale |
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9 febbraio 2009 - Parte la fase pre-industriale del fotovoltaico organico. Il lancio è avvenuto a Roma, nel Laboratorio di ricerca e sviluppo tecnologico del Polo solare organico della Regione Lazio ( fonte: http://www.ilsole24ore.com ) E' lì, all'interno del Tecnopolo Tiburtino, che entro fine 2010 verranno realizzate, con la nuova tecnologia, celle solari su vetro per 10mila metri quadrati. Di cosa si tratta? Il fotovoltaico è oggetto di un notevole sforzo dei laboratori di ricerca. Il presente è costituito perlopiù dai tradizionali pannelli mono o policristallini spesso circa 100 micron. A fianco si sviluppa il segmento del film sottile. Permette costi inferiori e una migliore integrazione architettonica. Per il momento a livello commerciale esiste solo quello inorganico, che arriva ad uno spessore, a seconda del materiale (silicio amorfo, diseleniuro di indio e rame o tellururo di cadmio), di meno di un micron. «Siamo pronti con il fotovoltaico organico», spiega Franco Giannini, direttore del Dipartimento di Elettronica dell'università di Roma Tor Vergata e condirettore, insieme ad Aldo Di Carlo, del Polo solare. Con lo sviluppo tecnologico diminuisce lo spessore, il costo, ma anche l'efficienza. In genere si va dal 10-12% del pannello tradizionale all'8% del film sottile inorganico fino a circa il 4% dell'organico. I vantaggi dell'organico. L'idea nasce in Svizzera, ma è stata sviluppata nei laboratori di ricerca laziali. A differenza delle celle di silicio, in questo caso la luce viene convertita in corrente elettrica grazie all'azione combinata di un colorante di origine organica (gli antociani) e un film sottile di nanoparticelle di biossido di Titanio (lo stesso materiale utilizzato come sbiancante nei dentifrici). La cella è composta da una base in vetro o plastica e «uno strato di biossido di Titano sul quale vengono depositati gli altociani e un elettrolita», continua Giannini. Sulla carta i vantaggi principali, rispetto all'inorganico, sono diversi. «Innanzitutto lo scambio di cariche non avviene attraverso un'unica superficie - dice Giannini - con le nanoparticelle la reazione avviene su tre dimensioni». C'è poi l'aspetto dei costi: «Un impianto che oggi costa 20mila euro potrà crollare a 200 euro». I materiali, infine, sono più leggeri e dovrebbero favorire l'integrazione architettonica. La tecnologia sfrutta la luce diffusa, in quanto le celle trasparenti possono essere integrate sui vetri delle costruzioni e sfruttarla sia in esterno che in interno. Pubblico&Privato. I Laboratori sono il frutto della collaborazione tra l'Università Roma Tor Vergata e la Regione Lazio, che ha finanziato l'attività di ricerca due anni e mezzo fa con 6 milioni di euro. Lo spin-off Universitario Dyers farà da supporto alla fase di ingegnerizzazione del prodotto. Per l'industrializzazione effettiva, che avverrà dopo il 2010, si è già creato un consorzio all'interno del quale confluiscono l'università Tor Vergata di Roma, quelle di Ferrara e Torino a fianco di alcune aziende che si sono aggiudicate l'esclusiva della produzione e commercializzazione: Erg Renew, Permasteelisa e l'affiliata italiana dell'australiana Dyesol. L'assessore all'Ambiente e Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio, Filiberto Zaratti, ha spiegato il duplice risultato del Polo d'eccellenza: «Il primo è quello di aver dato un primo impulso al settore dell'industria delle rinnovabili nella nostra Regione, mentre il secondo è quello di voler aiutare il sistema paese a superare il gap tecnologico e di ricerca che possiede in questo campo. Ora la scommessa, in un periodo di crisi come questo, è quella di dare uno sbocco industriale a queste tecnologie sostenibile che sono a disposizione delle aziende». I nodi da risolvere. Sulla strada della commercializzazione vanno ancora risolte alcune questioni. «L'unico vero problema che dovremo risolvere in questa fase è legato all'elettrolita utilizzato - conclude Giannini -. Quello attuale è corrosivo, quindi richiede elettrodi fatti di materiali molto resistenti». Inoltre «dobbiamo capire meglio i meccanismi con cui avvengono alcuni fenomeni nanoscopici». |