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"Ci salverà il sole, ma serve tempo"

13 novembre 2007 - E’ l’ipotesi più vicina, dice Leonardo Maugeri, guru italiano del settore, ma la tecnologia non è ancora efficiente (fonte: http://www.repubblica.it )

«La verità è che siamo prigionieri di una trappola energetica. Perché ancora oggi, nessuna fonte di energia presenta densità e di energia paragonabile a quella delle fonti fossili: petrolio, gas e carbone. Con l’eccezione del nucleare, che però è fuori gioco per altri motivi. Questo significa che la quantità di energia che possono darci le fonti tradizionali in spazi molto concentrati è enorme rispetto a quella relativamente modesta che possono darci le altre fonti. E questo il grande problema da cui dobbiamo liberarci, ma non è facile». A Leonardo Maugeri, direttore per le strategie dell’Eni, considerato il guru dell’energia in Italia, abbiamo chiesto quali sono le possibili alternative al petrolio.
Di ritorno al nucleare però si parla con crescente insistenza. Perché veda persa la partita?
«Il nucleare ha grande densità e potenza di energia, e sarebbe in grado di soddisfare i bisogni voraci dell’umanità. Oltretutto non produce nessuna emissione di CO2, e va anche detto che a dispetto di quanto si pensa ha fatto meno vittime di tutte le altre fonti. Ma è improponibile per l’opposizione che incontra presso l’opinione pubblica, e anche per i costi, l’irrisolta questione delle scorte, e anche i tempi: non meno di 15 anni per costruire una centrale».
Ma lo rifarebbe il referendum?
«Se oggi fosse posta la stessa domanda agli italiani di vent’anni fa ("volete o no il nucleare"), magari vincerebbe anche il "sì". Se però si chiedesse subito dopo "accettereste una centrale nucleare nel vostro comune?" non si troverebbe nessuno disposto a correre il rischio. Lo sbarramento di opinione pubblica e di per sé un fattore decisivo per escludere questa fonte. Per questo, occorre accelerare gli sforzi sulle altre fonti».
E tra le fonti pulite qual è quella più promettente?
«Probabilmente il solare. All’Eni abbiamo lanciato un programma di ricerca a lungo termine sulle frontiere più avanzate di questo settore che coinvolge già un centinaio di ricercatori e manager. Credo che l’energia solare sia l’unica in grado di garantire una vera svolta energetica paragonabile a quella che dettero carbone e petrolio a fine ’800. Ma ci vorrà molto tempo, perché i problemi irrisolti sono molti. Il più critico risiede nel fatto che le tecnologie odierne consentono di catturare solo una minima frazione dell’immensa quantità di energia che ci dà il sole. Poi c’è il problema dell’intermittenza della fonte, perché quando il sole non c’è non produce, e poi l’estensione delle superfici richieste: oggi per costruire una centrale da 500 MW, a ciclo continuo e con un costo di circa 750 milioni, bastano 6 ettari. Una centrale solare di potenza equivalente richiede dai 600 ai mille ettari di estensione, e anche i costi sono superiori. Molto insomma c’è ancora da fare, e in questo senso siamo al lavoro. Occorre una rivoluzione nei materiali capaci di catturare la radiazione solare e trasformarla in elettricità, andando oltre il silicio nonché a materiali nanostrutturati. E tutto questo sforzo deve portare a una forte riduzione dei costi. Un problema quest’ultimo ancora pesantissimo: per generare con sistemi fotovoltaici l’intera produzione nazionale di energia elettrica italiana, servirebbe una superficie di 200mila ettari e un investimento di 1.600 miliardi di euro, pari all’intero debito pubblico e più del pil. Problemi ancora maggiori esistono poi per la fonte eolica».
Nel senso che anche qui servono grandi estensioni e i costi sono eccessivi?
«I costi sarebbero inferiori e in parte già concorrenziali. Il problema è che anche qui siamo di fronte ad una fonte intermittente che può mancare proprio quando l’elettricità serve. Il problema degli spazi poi è ancora peggiore. Sempre prendendo come parametro una centrale da 500 MW, servirebbero cento impianti con grandi pale da 120140 metri di diametro, ciascuna con un generatore da 5 MW, i più grandi oggi esistenti. Queste gigantesche eliche, oltre all’impatto visivo della struttura che già ha suscitato parecchie polemiche nel mondo, devono essere distanziate almeno un chilometro per evitare che interferiscano l’una con l’altra. Insomma, una serie di rotori lunga 100 chilometri, evidentemente difficile da piazzare in un paese come il nostro. Che poi, a differenza di quanto afferma Rifkin, dispone solo di poche aree con venti costanti e sufficienti a alimentare impianti eolici».
Un’altra fonte di cui si parla spesso sono biomasse e biodiesel...
«La frontiera più avanzata delle biomasse, i biocarburanti, sta registrando sì un grande sviluppo ma con un bel po’ di ombre. Alcune sono emerse negli ultimi tempi con il boom dei prezzi dei cereali usati per il bioetanolo e sottratti all’alimentazione. C’è poi da considerare che la densità energetica di qualsiasi vegetale nonché dei rifiuti organici, è ancora bassa. Occorrono enormi spazi coltivati per ottenere quantità modeste di biocarburanti. Anche se volessimo destinare alla colza l’intera superficie coltivabile italiana di 13 milioni di ettari, ipotesi evidentemente irrealistica, non riusciremmo a coprire che il 15% del fabbisogno petrolifero nazionale».
Non sarà che voi dell’Eni difendete a tutti i costi la fontepetrolio?
«Sto dicendo tutto questo solo per guardare con realismo i problemi. Stiamo dando come Eni, a partire dall’anno scorso, un grande impulso alla ricerca d’avanguardia su tutte le fonti di energia ma le cose serie richiedono tempo. Non siamo venditori di fumo, ma costruttori di possibilità reali. La nostra forza ci permette di fare scommesse ad alto rischio su innovazione di frontiera, non su semplici miglioramenti incrementali dell’esistente. Nell’adottare questa strategia, non ci preoccupiamo di ottenere risultati economici a breve, ma abbiamo l’ambizione di diventare tra i leader della discontinuità nel futuro. Per fare un altro esempio, nelle biomasse sperimentiamo in laboratorio nuove specie di batteri e alghe che ci consentono, queste ultime, fino a 4050 raccolti l’anno, in grado di produrre grandi quantità di olio vegetale da cui ricavare biodiesel. Un altro obiettivo a cui lavoriamo è catturare e ‘sequestrare’ l’anidride carbonica che si produce al momento dell’estrazione del metano, o è prodotta dalla combustione di idrocarburi. E con il Mit stiamo studiando opzioni a lungo termine ancora più importanti e avveniristiche. Nel campo dell’energia, la ricerca scientifica e tecnologica è la chiave per risolvere il futuro».
E nell’immediato ?
«La soluzione più immediata è consumare meno e meglio, che è lo slogan della nostra campagna di efficienza energetica. Anni di prezzi bassi dell’energia ci hanno abituato a sprecare in modo inaccettabile risorse preziose. Possiamo mantenere i nostri standard di vita e migliorarli facendo un uso più sapiente e responsabile dell’energia. Altrimenti, il rischio a cui ci condanna la nostra trappola energetica è facile da intuire. Di fronte al declino del nucleare nonché dell’altra fonte pulita dell’idroelettrico, e alle basse quantità di energia che ci potranno dare nel medio periodo le rinnovabili, rischiamo di vedere aumentare ancora il peso delle fonti fossili nel paniere dei consumi mondiali. Per questo dobbiamo sedare a tutti i costi, anche intervenendo con leggi mirate, la voracità insaziabile di energia dell’umanità».

 

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